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Storie dell'otto settembre
Erano le otto di sera dell’otto settembre 1943 e la radio aveva appena trasmesso l’annuncio dell’armistizio. L’Italia accese i fuochi, suonò le campane, cantò e ballò sulle aie e nelle piazze. Nelle caserme gli ufficiali parlarono alla truppa, le compagnie si sciolsero e, come scrisse in seguito Luigi Meneghello, le strade si affollarono di «due file praticamente continue di gente, di qua andavano in su, di là in giù, pareva che tutta la gioventù italiana di sesso maschile si fosse messa in strada, una specie di grande pellegrinaggio di giovanotti». Tutti a casa dunque? Non proprio, sarebbe stato troppo bello. In realtà, dopo l’iniziale euforia, l’8 settembre si rivelerà uno dei momenti più enigmatici, tragici e divisivi della storia d’Italia e degli italiani. Per molti fu la fine di un incubo, un salto nel buio, l’inizio di nuove avventure, ma per alcuni fu anche l’occasione per stendere diari e memoriali, autobiografie o semplici appunti. Una mole di testimonianze che assieme a pagine di grande risonanza letteraria ci restituiscono in questo volume emozioni, esperienze e drammi di un giorno tutto particolare in cui la guerra che doveva finire, non finì.
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Storie di guerra e di pace
In queste pagine si parlerà di pace e di guerra. Quanto alla guerra, si parlerà solo marginalmente di guerra combattuta e di ciò che veniva detto in passato arte della guerra. Saranno presi piuttosto in considerazione i criteri adottati, diversi in epoche diverse, per definirla propriamente come distinta da altre forme di uso collettivo della forza, in particolare circoscrivendola ai rapporti conflittuali fra entità politiche, si tratti di città, regni o stati, e tenendo conto anche delle collettività che aspirano a farsi riconoscere come soggetti politici autonomi. Saranno inoltre considerati da una parte i vari argomenti di cui ci si è valsi per presentare come legittimo, e anche giusto, il ricorso alla guerra, e dall’altra i repertori di cause, circostanze, motivi e pretesti individuati per spiegare l’insorgere delle guerre. Non meno che di guerra si parlerà di pace, se non altro perché scopo ultimo della guerra, quando essa si pone degli obiettivi definiti, non è tanto ottenere una vittoria assoluta ma una pace che faccia conseguire vantaggi superiori ai costi pagati nel corso del conflitto.
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Contro il principe
Il volume intende delineare il fenomeno del dissenso al triumviro Ottaviano e al principe Augusto e definire le modalità attraverso cui la memoria dell’opposizione si è trasmessa. Si tratteranno nel loro sviluppo evenemenziale, nei loro programmi, nella loro memoria storiografica i casi di congiura documentati dalla tradizione antica in riferimento al periodo di governo di Ottaviano Augusto (43 a.C. - 14 d.C.), seguendo la loro successione cronologica. Il taglio specifico del libro intende garantire un primo avvicinamento al tema, consentendo un parziale approccio critico approfondito.
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Crescere nella discordia: la vita di Pompeo
Gneo Pompeo Magno fu certamente un eccelso generale, ma il suo talento politico superò di gran lunga le sue grandi capacità militari. Il presente libro ha come obiettivo quello di descrivere proprio questo suo aspetto, mostrando come egli sia riuscito a detenere costantemente una posizione eccezionale all’interno dello stato, ritenuta da alcuni suoi contemporanei come prevaricante rispetto alle normali istituzioni, attraverso una linea d’azione mai incoerente con i propri ideali e curando, allo stesso tempo, una propria immagine pubblica di uomo rispettoso dei regolari organi istituzionali.
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Dure a morire
Insulti, insinuazioni, stereotipi: la violenza contro le donne, nella Roma antica, si è spesso esercitata attraverso le parole. Dietro la maschera della matrona pudica, della meretrice infame, della vecchia ridicolizzata, si nasconde una narrazione di potere. Questo volume indaga le parole — quelle dei contemporanei, delle leggi, delle satire, dei miti — che hanno definito, denigrato, controllato i corpi e le vite femminili. Un percorso storico, storiografico e linguistico che attraversa secoli di stereotipi duri a morire, per smontarne la logica e restituire complessità e dignità a quelle voci dimenticate.